Caldiero, 03 dicembre 2007
Delle minoranze consiliari negli Enti locali.
Oggi le minoranze negli Enti locali (Comuni, Unioni di Comuni) esercitano le loro funzioni di opposizione in modo poco efficace, per il loro meccanismo di formazione e per la quasi impraticabilità della tutela in campo del diritto amministrativo.
Il meccanismo di formazione dei gruppi di minoranza, tratto dal Testo Unico sugli Ordinamenti degli Enti locali (Legge 267/2000 Titolo III), impone un sistema elettorale maggioritario, relegando le minoranze in forte posizione minoritaria.
Con il sistema maggioritario vigente per i Comuni chi vince le elezioni ha il diritto alla governabilità, ma con il risultato che le minoranze hanno scarse possibilità di risultati propositivi e difficili riconoscimenti oppositivi, ancor quando sono chiaramente legittimi.
Il rapporto maggioranza / minoranza è troppo svantaggioso per le minoranza: circa 7 / 3.
Di fatto si crea una situazione che rende quasi impossibile la logica democratica e impensabile un cambio di assetto maggioritario post elettorale.
Si crea un rapporto numerico sfavorevole, al punto da non consentire la costruzione di una diversa maggioranza, neanche per convergere su di un solo punto dell’Ordine del giorno.
Non sono infrequenti, anzi di norma sono rigettate Proposte, Interpellanze, Interrogazioni delle minoranze consiliari, talora lasciate laconicamente interlocutorie o dilazionate, anche se onorate dal verbale conclusivo.
E’ questo un aspetto normale che rende difficile lo svolgimento di un confronto paritario e della dialettica democratica in sede consiliare; che limita la trasparenza amministrativa.
La conseguenza di tale clima porta tensioni senza possibilità di ragionevole attenuazione, induce direttamente al distacco della gente – anche, in estremo, dal frequentare le urne -, produce sconforto, impotenza e senso di inutilità dei rappresentanti di minoranza.
E non è infrequente che la somma delle minoranze rappresenti la maggioranza dei votanti, com’è attualmente a Caldiero.
Diventa ricorrente, specie nei piccoli Comuni, il totale appiattimento delle minoranze ridotte ad atti di presenza; induce ad azioni di pura dimostrazione e solo declamatorie. Situazioni umilianti e defatiganti, che producono demoralizzazioni e che fanno scadere la democrazia rappresentativa a semplice comparsa.
Queste considerazioni, tristi e avvilenti, derivano da fatti incontrovertibili.
Ogni qualvolta ci si addentra a contestare deliberazioni che disattendono le norme - dei Regolamenti consiliari, dello Statuto dell’Ente, del TUEL e cosi via - spesso le minoranze debbono registrare regolarmente inutili i tentativi di riportare alla correttezza l’interpretazione dei fatti e al rispetto della normativa.
Talora anche i Segretari Generali comunali si cimentano in affermazioni normative che alla verifica risultano non praticabili, talora mal ricordate, anche vistosamente sottratte, inducendo, cosi, in errore Sindaci e Consiglieri comunali.
A questo punto, la minoranza ha davanti a se percorsi disarmanti.
Si apre un quadro che fa toccare con mano l’isolamento istituzionale nei loro confronti e la conseguente impossibilità di tutela e, peggio, del rispetto delle norme a tutti i livelli.
Impugnare una delibera del Consiglio comunale per ripristinare le norme regolamentari e il diritto amministrativo offre diversi percorsi dagli esiti non certi e dai tempi inestimabili.
Per un errore del Segretario Generale del Comune, cosa deve fare un Consigliere di minoranza per ottenere rettifiche e censura?
E’ arduo sapere chi detiene poteri per poterlo fare in modo risolutivo.
E’ il Prefetto?
Per un’applicazione errata del Regolamento del Consiglio comunale che produce un atto illegittimo, come quando il Sindaco nomina il Presidente di una commissione consiliare anziché attendere che l’elezione avvenga nel seno della commissione, tra i componenti.
Decisione, questa, confermata nonostante che le minoranze avessero richiesto la correzione di percorso alla maggioranza.
Di fronte alla non ottemperanza cosa può fare la minoranza?
A chi si dovrebbe rivolgere per il ripristino della norma?
Basterà rivolgersi al Prefetto?
Si, ma si può pensare di ottenere un deciso intervento per fare cambiare il dispositivo deliberato? Sarà evitata la ragnatela delle rituali interlocuzioni: “si riferisca cosa si è risposto alle minoranze”!
Quando la maggioranza si esime dal richiedere il previsto intervento del Consiglio comunale e si affida illegittimamente alla delibera di giunta, come quando si tratti di alienazione di un bene immobile di proprietà comunale, cosa dovrebbe fare la minoranza per invalidare la delibera e per fare comunque applicare la corretta procedura, e deve assistere, impotente, alla negligente inapplicazione della sua formale interrogazione?
Rivolgersi al Tribunale Amministrativo Regionale TAR parrebbe la giusta Sede per tale evenienza: con quali soldi e dopo quanto tempo si avrebbe una sentenza, e dove mettiamo i ricorsi? A funerale politico già consumato.
Questo non è il percorso concedibile alle solite squattrinate minoranze consiliari e non è accettabile a fronte dei tempi rapidi richiesti dai ritmi della politica locale.
Di solito l’esposto finisce sul pacco delle istanze che si accumulano nelle stanze dei Sostituti.
E poi che c’azzecca un esposto locale: dov’è il danno?
Il Comitato Regionale di Controllo? No.
Una volta, almeno si poteva chiedere parere ad ogni deliberazione incerta e lo avevi a portata di mano, a Verona.
Ora devi andare a Venezia e lo puoi interpellare solo per gli atti conclusivi di Rendiconto e di Bilancio di previsione.
Per tutto il resto non sono degni, anzi legittimamente non possono essere interessati.
Fine del percorso.
Resta la convinzione di quanto sia inaccessibile il giardinetto delle Autorità di tutela.
Ogni volta che la minoranza consiliare è spinta a correggere il mal fatto, praticamente non sa a chi potersi rivolgere per ottenere ascolto e intervento a tutela della Norma violata.
Non in caso di dubbio, ma dopo aver bene accertato i fatti anche con l’aiuto di esperti.
Come si possono difendere le minoranze difronte alla negazione della corretta applicazione dei Regolamenti consiliari, delle norme contenute nello Statuto comunale e del TUEL?
Spes ultima dea. No: neanche le petizioni e le manifestazioni popolari ottengono la dovuta attenzione. La maggioranza continua imperterrita la sua azione egemonica sorda alle proposte, trincerandosi dietro la forza del voto del popolo.
Resta inspiegabile come non ci siano punti di riferimento elementari con chiare indicazioni per consentire il diretto accesso agli Organi di tutela; per conoscere chiaramente quali questi siano che possano, anzi debbano, fornire gli strumenti per completare la corretta gestione della democrazia rappresentativa locale, accessibile anche alle forze politiche di minoranza.
M. Mainardi
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